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Foto Vigna

La vigna

L'azienda ha un vigneto di 8 ettari posto in agro di Mamoiada in località Teularju,interamente investito a Cannonau, è suddiviso in quattro "Ghiradas" (in Francia direbbero Cru), diversi per esposizione, giacitura e natura del terreno. Nel 2021 è stato impiantato un nuovo vigneto di Granatza in località S'Anestasia, un terreno con vista panoramica sul paese di Mamoiada, a 750m. s.l.m e con una pendenza media del 45%. 

La filosofia aziendale è quella di produrre vini di Ghirada, quindi si vinificano i singoli appezzamenti che danno origine ai vini Ocruarana, Caragonare, Erula e Rizza. 

Tutti i vigneti sono a selezione massale, coltivati con metodo biologico e forma di allevamento ad alberello alto palificato. In mezzo alla vigna si conserva la cotica erbosa che cresce nel bosco circostante: l'obbiettivo è quello di preservare il più possibile l'equilibrio naturale che c'è tra le piante, la flora, la fauna e tutti i microrganismi. 

Preparazione del terreno per l'impianto
di Francesco

Alla fine del 2016 iniziammo i lavori dopo che durante l’estate avevamo fatto tagliare le piante all’interno dell’area di impianto, ma non tutte, alcune querce le abbiamo lasciate con l’intento di conservare la biodiversità della flora, fauna e microfauna, il più possibile. Unita a ciò la necessità di trovare delle oasi di riposo all’ombra nelle lunghe estati calde durante i lavori, riposo per il corpo e per lo sguardo che trova ostacoli nello spaziare, mete intermedie da raggiungere, particolari che rompono la monotonia che ti fa disperare e creano bellezza da contemplare. Raccolto il pietrame, con un lavoro immane che i miei figli e 

nipoti racconteranno ai loro di nipoti, non abbiamo pareggiato il terreno, le diverse linee dei profili si incrociano allo sguardo e rendono fluida l’immagine del vigneto. 

L’idea di base nella preparazione del terreno è stata di non alterare i profili geologici naturali, l’uso esclusivo del ripper, un dente che spacca il terreno senza rivoltarlo ci ha permesso di conservare lo strato fertile in superfice e anche, cosa molto importante, la cotica erbosa naturale che è quella in assoluto più adatta per questo terreno. Normalmente tutte le pratiche agricole rispettose e conservative, esempio il biologico o la biodinamica, cercano di rimediare ai danni che l’uomo fa all’equilibrio naturale del terreno, coltivandolo. Limitare al minimo i danni già in fase di impianto, in particolare conservando la fertilità naturale del terreno, permette che il terreno non si ammali e se non si ammala non servono cure particolari. La natura infatti è molto più complessa di qualsiasi rimedio umano. 

Oggi a 4 anni dall’impianto la cotica erbosa non varia dall’interno dei filari, alla capezzagna, ai pascoli naturali nei tre ettari e mezzo di bosco che abbiamo lasciato. Solo lavorazioni del terreno superficialmente lungo la fila per la fase di allevamento delle piante, l’interfila viene solo arieggiato per rimediare al calpestio dei cingoli, con strumenti discissori profondi che non alterano minimamente, anzi aiutano, lo sviluppo delle erbe. Queste vengono controllate d’inverno con il pascolo regimato delle pecore di Antonio il nostro vicino e durante la stagione vegetativa con lo trinciatura periodica. Questi sfalci sono di fatto più sovesci durante la primavera, di mille essenze diverse, con fioriture varie e meravigliose che sono il pascolo ideale per gli insetti. In superfice le erbe impediscono l’erosione del terreno ad opera del vento e dell’acqua, sotto, le radici fittonanti, fascicolate, superficiali e profonde lavorano il terreno ossigenandolo insieme alla fauna terricola, i microrganismi lavorano in simbiosi con le piante mettendogli a disposizione le sostanze nutrienti di cui hanno bisogno e rendono insieme vivi i minerali, l’acqua si conserva bene e a lungo nella spugna biologica che si crea. 

Più avanti, con le piante adulte, contiamo di non fare più neanche la lavorazione superficiale lungo la fila, lasciando che la cotica erbosa riprenda il suo posto anche sotto le piante. 

 
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